Comunicazione

Comunicare significa innanzitutto mettere in comune, quindi condividere, patteggiare, influenzarsi, cambiarsi a vicenda. Patteggiamo significati (parole, contenuti) ma anche atteggiamenti (modi di relazionarci). Le parole non sono mai separate da come le diciamo o scriviamo.
I nostri atteggiamenti sono sempre in relazione con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.

Significati, ambiente, percezioni e relazioni si intrecciano continuamente e non dipendono da una sola sorgente ma dalle due che ci compongono e ci governano in egual modo: quella mentale e quella emozionale.
Negli anni della formazione personale si insiste molto sui contenuti, sulla sorgente mentale, sullo specialismo trascurando, rinnegando, emarginando l’altra sorgente e il corpo.

Ma il corpo esiste ed è perfettamente integrato con la nostra mente: riconoscere quello che le neuroscienze e la neurolinguistica stanno mettendo da anni in evidenza significa occuparsi finalmente del corpo (volenti o nolenti non siamo puro spirito e di quello abbiamo bisogno per agire) e del lato emozionale.

Per chiarire subito: l’emozione è la risposta a uno stimolo esterno. Uno stimolo di piacere o dis-piacere influisce sull’apprendimento, sulla nostra attenzione, sulla nostra possibilità di ricordare: le sinapsi del nostro cervello diventano efficienti quando proviamo interesse, piacere; e sorridiamo.

E’ possibile, quindi, chiedersi ancora se e perché è importante imparare a comunicare davvero?

Essere Comunicazione
In corso di pubblicazione
PUBLIC SPEAKING: L’arte di essere un oratore che appassiona

Se io sono il re, dove è il mio potere? Posso dichiarare guerra? Formare un governo? Imporre una tassa? No! Eppure io sono la sede di tutte le autorità perché pensano che quando parlo, parlo per loro.
Giorgio VI

Linguaggi Parlati e Scritti in azienda

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Federico Fellini